tartaruga caretta caretta

Tartaruga Caretta Caretta

Chiara Siddiolo

La guida alla salvaguardia della più conosciuta specie di tartaruga acquatica

La Caretta Caretta è la specie di tartaruga marina più diffusa nel Mediterraneo, e depone le sue uova regolarmente sulle coste dei mari italiani. Le spiagge sono le incubatrici delle uova di tartaruga e permettono la loro riproduzione. L’attività di sensibilizzazione attuata negli ultimi anni, ha permesso un notevole incremento delle segnalazioni di tartarughe in difficoltà, favorendone il recupero dagli enti competenti.

Chi è la Caretta caretta? tartaruga caretta caretta

E’ un rettile marino che può raggiungere dimensioni notevoli, con una lunghezza del carapace che supera i 140 cm di lunghezza, e un peso massimo di 110 – 120 kg. Ha la testa molto grossa e gli arti adatti al nuoto, con due pinne anteriori allungate, adatte alla locomozione, e due pinne posteriori, più piccole, che fungono da timone. E’ un animale onnivoro, che si nutre prevalentemente di meduse, alghe e molluschi.

La tartaruga Caretta caretta depone le uova lungo le coste siciliane, in diversi siti, come le spiagge di Lampedusa e Linosa, dove le deposizioni avvengono ogni anno, numerose. Ma negli ultimi anni, le deposizioni di uova di tartaruga hanno interessato diverse altre zone della Sicilia costiera, come la spiaggia di Mondello (Palermo), la Playa di Catania e la spiaggia di Ponte Naso (Messina).

Perchè la Caretta caretta è una specie di tartaruga in pericolo?

L’inquinamento dei nostri mari è la causa principale della mortalità di questi splendidi animali. La maggior parte delle carcasse di Caretta caretta recuperate ed analizzate, rivelano, infatti, la presenza di plastica nel loro stomaco. Molto spesso, le tartarughe marine ingeriscono erroneamente sacchetti o frammenti di plastica che vengono scambiati per meduse, e che provocano problemi respiratori o impediscono la digestione, causando una lenta agonia, e nei casi peggiori il decesso. Un’altra causa di mortalità della Caretta caretta, è la pesca irresponsabile. Molti esemplari rimangono impigliati nelle reti da pesca e, non riuscendo a risalire in superficie per respirare, muoiono per asfissia. Quando, invece, ingoiano gli ami da pesca, questi provocano ferite interne, e le lenze di nylon si avvolgono attorno allo stomaco degli animali, causando l’impossibilità di digerire o, addirittura, di alimentarsi.

Cosa possiamo fare per proteggere la Caretta caretta?

Il primo accorgimento è quello di evitare la dispersione di rifiuti in spiaggia e in mare. Oltre ai grandi sacchetti di plastica, quelli comunemente scambiati per meduse, nello stomaco delle tartarughe marine, vengono spesso ritrovate microplastiche, tappi di bottiglia, pezzi di vetro e persino cicche di sigarette. La maggior parte di questi rifiuti viene gettata in spiaggia e successiamente trascinata in mare, dove si trasforma in un pericolo per la Caretta caretta e le altre specie che popolano il Mediterraneo. La segnalazione di individui in difficoltà (che spesso galleggiano, quasi senza muoversi, e sono facilmente visibili dalle imbarcazioni) permette agli enti competenti il recupero e il trasferimento presso le strutture che si occupano della riabilitazione e del successivo rilascio in mare. E’ sufficiente contattare la guardia costiera o la capitaneria di porto, fornendo la posizione dell’animale.

I nidi della Caretta caretta

I nidi di Caretta caretta sono altrettanto a rischio, soprattutto in quei luoghi dove non esiste un costante monitoraggio delle spiagge. Solitamente, le nidificazioni avvengono di notte, o all’alba. Dopo l’accoppiamento della tartaruga marina, la femmina di Caretta caretta nuota fino alla costa, e si spinge sulla spiaggia con le pinne anteriori fino a quando non trova un punto ideale per il suo nido. Successivamente scava una buca profonda e depone un numero variabile di uova (Fino a 100), che ricopre con la sabbia per poi tornare in mare. Dopo 40 – 60 giorni, le uova si schiudono e i piccoli, guidati dal loro istinto, raggiungono il mare e nuotano per giorni, senza mai fermarsi. Nella maggior parte dei casi, la presenza di un nido di Caretta caretta è impossibile da notare, a meno di non aver visto la femmina durante la deposizione. E’ importantissimo, quindi, saper riconoscere le tracce lasciate sulla sabbia dalla tartaruga Caretta che ha deposto. Le impronte, che rimangono per qualche ora, sono molto simili a quelle di una grossa ruota di trattore, con una scia al centro (lasciata dal corpo dell’animale che si trascina sulla sabbia) e segni più piccoli ai due lati, lasciati dalle pinne. Saranno presenti una scia d’entrata, che la tartaruga imprime quando esce dall’acqua, e che segue una direzione, generalmente sconnessa, il punto in cui si trova il nido, e una scia d’uscita retta, che la Caretta caretta lascia quando torna in mare. Anche in questo caso, riconosciuta la possibile presenza di un nido, è sufficiente chiamare gli enti competenti, che provvederanno a recintarlo e metterlo in sicurezza. Pochi, semplici accorgimenti per preservare un animale tanto splendido quanto in pericolo