Piramidi Etna Turrette

Piramidi Etna Turrette 

L’ipotesi è suggestiva. Prima che i Greci giungessero in Sicilia, i Siculi costruirono alle pendici dell’Etna Piramidi con la pietra lavica coeve a quelle d’Egitto. I resti di quelle strutture esistono ancora oggi, seppure poco documentate, e si chiamano Turrette. Le Turrette sono manufatti architettonici conosciuti come Piramidi dell’Etna. Sono simili ai Sesi di Pantelleria, ai Nuraghi della Sardegna e uguali alle Piramidi di Güímar, nelle isole Canarie.

I Siculi Šekeleš

Non deve sorprendere il parallelo, perché i Siculi (o Šekeleš) erano un popolo di navigatori che percorsero il Mediterraneo in lungo e in largo, approdando sulla penisola italiana e successivamente in Sicilia, dove si stanziarono convivendo per un migliaio di anni con i Sicani e gli Elimi, che non erano profughi Troiani. La nostra penisola prende il nome da Italo, uno dei re più popolari dei Siculi. La Sicilia prende il nome da suo figlio Siculo, che guidò parte del suo popolo dalla penisola fin sull’isola di Sikania. I Siculi come gli Etruschi sono un popolo che sembra sia stato inghiottito dalla storia. Nonostante siano stati uno dei popoli più progrediti di quella che chiamiamo preistoria sono ancora poco conosciuti per via delle scarse testimonianze archeologiche e perché fu per primo Tucidide a parlare di loro. Gli studi li hanno così confinati nel novero delle civiltà pre-greche della Sicilia, dal 3000 fino all’800 a.C. facendo conoscere al grande pubblico solo quello che ne scrissero i Greci e quello che ancora si vede. Sono certamente Sicule (e sicane) le tombe a “grotticella” diffuse un po’ dappertutto in Sicilia e nel meridione d’Italia, il cui modello architettonico è però poi stato ripreso e ampliato in diverse parti d’Europa. 

Piramdi di Güímar

Le Piramidi dell’Etna Le Turrette

Se non altro, il caso delle Piramidi dell’Etna ha attirato la curiosità di studiosi e curiosi sulla permanenza dei Siculi in Sicilia e non solo. Sono stato in giro alle pendici dell’Etna provvisto delle informazioni ottenute dalla rete e dopo aver chiesto informazioni ad alcuni amici su facebook è partita la mia personale caccia alle Piramidi. Una famosa archeologa egittologa francese, Antoine Gigal, ha fatto qualche anno fa una ricognizione delle Piramidi dell’Etna. Durante il suo giro di perlustrazione ne ha identificate 40 collocate intorno al Vulcano. Hanno tutte le medesime caratteristiche: sono manufatti in pietra lavica a base rettangolare, quadrata o conica e a gradoni. Sono costruite con la tecnica della posa della pietra a secco e alcune sono alte anche 40 metri. Non ci sono dati certi sulla loro origine. Che siano state realizzate dai Siculi 300 anni prima dell’avvento dei Greci – secondo Tucidide – è solo un’ipotesi. Ma è certo che quando i Greci cominciarono a trasferirsi in Sicilia, trovarono terre coltivate, mogli e mariti con cui unirsi, riti religiosi e culture da assorbire. Io non sono un archeologo. Da buon giornalista sono curioso, gli studi di storia fanno il resto, e mi stupiva il fatto che nessuno sapesse fornire notizie più ragguardevoli e autorevoli sulle Piramidi dell’Etna (Turrette). Vivendo accanto a una Ricercatrice universitaria, Santina Di Salvo, specializzata in  “Recupero e Fruizione dei Contesti Antichi”, non potevo fidarmi esclusivamente delle notizie raccolte in rete. Lei ha così chiesto a Mariangela Niglio, amica e collega – specializzata in “Archeologia tardo Antica e Medievale” che vive proprio in quelle zone, cosa fossero mai le Piramidi dell’Etna.

Monumenti funebri, Templi per il culto religioso dei Siculi o Manufatti Contadini?

Le Piramidi si trovano nella zona alle pendici dell’Etna e solo a una certa quota, relativamente bassa. Ma sono state rinvenute anche sui monti Iblei. Le tombe a “grotticella” certamente dei Siculi sono diffuse in diverse zone della Sicilia e non solo. Cos’erano dunque le Piramidi? Monumenti funebri come quelli egizi? Templi per il culto di qualche divinità Sicula collegata al vicino Vulcano? La nostra amica esperta ci detto subito, sorridendo, che esistono non pochi fantarcheologi attratti dall’ipotesi suggestiva che le Piramidi siano templi degli antichi Siculi, nientemeno discendenti di Atlantide, e ci ha indirizzati a Fabrizio Meli, biologo e consulente esperto del paesaggio terrazzato etneo

Le Turrette di pietra a secco

La testimonianza Audio da Randazzo La zona nella quale sorgono ha caratteristiche geologiche molto particolari, dovute all’attività del Vulcano incombente. Alle pendici dell’Etna la terra è nera ma ricca di elementi e sostanze produttive per l’agricoltura. Ma prima di essere coltivati, i campi dovevano essere spietrati. E sembra proprio che da questa faticosa attività vengono fuori le Piramidi, o meglio le Turrette conosciute da sempre dagli contadini dell’Etna. Che fare dell’immensa mole di pietre laviche strappate al terreno? Montagne di pietra che, però, non potevano essere posate alla rinfusa sul terreno. Dovevano essere sistemate per bene, per evitare che crollassero su se stesse. I contadini disponevano sul terreno un basamento formato da grandi pietre di diverse forme geometriche. Poi sopra questo ne ponevano uno più piccolo e poi uno ancora più piccolo, così fino a realizzare una forma piramidale o conica. Per consentire di posare le pietre sulle basi più in alto, mano a mano che salivano di quota, costruivano delle scale al fianco delle pareti al fine di trasportare le pietre tolte al terreno. Nel caso di grandi edificazioni, riuscivano a realizzare anche dei vani per poter riporre al riparo gli attrezzi da lavoro. Le Piramidi Turrette dell’Etna sono nate così ed è per questo che sono molto diffuse ed è facile poterle osservare a spasso per le strade provinciali in mezzo ai campi, a ridosso del Vulcano e … sono identiche a quelle di Güímar alle Canarie, isole di origine vulcanica.

I Siculi. Un popolo dalle lontane origini

Seppure la storia dei Siculi è avvolta dal mistero e dalla notte della storia, possiamo ben supporre che essi furono un grande e vasto popolo capace di navigare e di installarsi in diverse terre. Claudio D’Angelo fornisce una ricostruzione suggestiva della loro provenienza e del perché si spostarono dalla valle dell’Indo. Forse furono proprio loro ad inventarsi questo sistema di smaltimento delle pietre dai campi delle valli dell’Etna e alle Canarie, o forse no. Quel che è certo è che le Turrette, o Turrizzi, dell’Etna rappresentano un patrimonio suggestivo da catalogare, manutenere, conservare, certamente da vedere così com’è stato fatto con il Parco etnologico a Güímar, sulla costa orientale dell’isola di Tenerife