Land grabbing: un fenomeno in crescita a vantaggio di pochi

Accade nelle aree più povere del mondo, soprattutto in Africa, e a subirne le conseguenze sono le comunità rurali locali.

Nel nuovo millennio il fenomeno del land grabbing, l’accaparramento di terre fertili, è andato in crescendo a danno delle comunità rurali locali; a perpetrarlo sono stati, gruppi e aziende multinazionali, società finanziarie ed immobiliari internazionali che in questi anni hanno acquistato o affittato 88 milioni di ettari di terre in ogni parte del mondo, ma soprattutto in Africa.

Lo afferma il Rapporto “I padroni della Terra. Il land grabbing”, curato dalla rete di di cooperazione internazionale FOCSIV, in collaborazione con “Missio” Italia, soffermandosi su una pratica che molte volte le Chiese africane, in diverse nazioni, hanno denunciato e contrastato perchè è una forma di sfruttamento del territorio e generatore di corruzione.

In una nota inviata all’Agenzia Fides, si rileva che la maggior parte dei contratti conclusi, trasnazionali e nazionali, riguardano investimenti in agricoltura, ripartiti in colture alimentari e produzioni di biocarburanti, a seguire lo sfruttamento delle foreste e la realizzazione delle aree industriali o turistiche. Tra i primi 10 paesi maggiori investitori vi sono Stati Uniti, Gran Bretagna e Olanda, ma anche paesi emergenti come Cina, India il Brasile, Emirati Arabi Uniti, Malesia e Singapore. Il fenomeno transita attraverso paradisi fiscali e piattaforme ffinaziarie off-shore. Ad esempio, le Mauritius contano 13 contratti pari a 423 mila ettari di terra concentrati soprattutto in Mozambico e Zimbabwe. Tra i primi 10 paesi oggetto degli investimenti vi sono, soprattutto, i paesi impoveriti dell’Africa, come la Repubblica Democratica del Congo, il Sud Sudan, il Mozambico, la Repubblica del Congo Brazaville e la Liberia, mentre in Asia il paese più coinvolto è la Papua Nuova Guinea.

Il Rapporto annuale, pensato e redatto da FOCSIV, in collaborazione con Coldiretti, indaga sui soggetti che stanno acquisendo sempre più terre coltivabili, diventando di fatto i veri “padroni della terra”. Come nota il Rapporto, la terra, soprattutto quella fertile e l’acqua salubre, sono risorse limitate che si stanno esaurendo, in un mercato globale che tutto fagocita. Il documento affronta ol fenomeno del land grabbing e alle sue ripercussioni in termini di conflitti, espulsioni, migrazioni, depauperamento dell’ambiente e la scomparsa delle biodiversità.

Il Rapporto è anche una denuncia ed un invito ad una riflessione su quanto sta accadendo in Africa: l’applicazione di un modello di produzione e consumo che accaparra risorse per sfruttarle senza riguardo delle comunità locali, in nome di interessi dei paesi ricchi. In questo sistema economico la terra è considerata null’altro che una merce in balia di un mercato privo di regole, mentre è una risorsa naturale limitata indispensabile per la sopravvivenza e la produzione di cibo. Il Rapporto è un lungo percorso che parte dall’analisi del fenomeno del land grabbing, utilizzando il database “Land Matrix”, per passare a fare il punto sulla normativa internazionale in materia di diritti umani e di promozione del diritto dei contadini alla terra. Il testo riporta un termine che sintetizza l’azione del land grabbing e di alcune operazioni ad esso collegate, “estrattivismo” utilizzato anche da Papa Francesco nella Laudato si’ per indicare quelle azioni di governi e aziende multinazionali volte all’estrazione di risorse strategiche per il mercato internazionale: petrolio e idrocarburi, specie vegetali ed animali, nuovi metalli essenziali per la produzione di tecnologie, ma anche beni essenziali ed universali come terra ed acqua.

Analizzare il fenomeno del land grabbing è complesso poiché esso avviene in gran parte in modo nascosto, opaco, mediante collusioni tra governi locali e imprese, attraverso investimenti che provengono da fonti finanziarie in paradisi fiscali o attraverso ragnatele complicate di gruppi di aziende.