E’ la nuova frontiera del colonialismo, e vede come protagonisti da una parte ricchi imprenditori, aziende, multinazionali e privati, dall’altra le popolazioni locali dei paesi più poveri del mondo. Ma di cosa si stratta esattamente?

E’ un fenomeno che ha iniziato a diffondersi nel 2008, partendo dall’idea ambiziosa e, apparentemente innovativa, di combattere alcuni dei grandi problemi globali contemporanei, come il cambiamento climatico, il surriscaldamento globale, e il progressivo esaurimento delle materie prime, con una soluzione ecosostenibile, puntando su energie rinnovabili. Come? Tramite l’accaparramento di grandi appezzamenti di terreno per lo sviluppo di monocolture.016029701_30300

Un’idea apparentemente interessante, ma purtroppo, a farne le spese sono i paesi più poveri del pianeta. Le conseguenze per le zone meridoniali del continente africano, sono a dir poco devastanti. I prezzi dei terreni sono molto più bassi nei paesi poveri, ed è lì che capi del governo, multinazionali e imprenditori investono il loro denaro per accaparrarsi pezzi di terra da poter utilizzare per realizzare monocolture, piantagioni, o altre attività che nella maggior parte dei casi non danno alcun tipo di beneficio alle popolazioni locali.

Uno degli esempi più eclatanti delle conseguenze del Land Grabbing, è quello del Senegal, e per la precisione della regione di Ndiael, dove una grande riserva naturale, che fino a pochi anni fa serviva a mantenere i capi di bestiame, fonte di sostentamento per le popolazioni locali, viene svenduta, un ettaro dopo l’altro, alle aziende straniere. Così, decine di villaggi, per un totale di 9mila persone, si vedono privare dei terreni indispensabili alla loro sopravvivenza. Per non parlare dello sfruttamento eccessivo della terra, del disboscamento e dell’inquinamento delle acque, tutti conseguenza dell’utilizzo di questi terreni. Naturalmente la colpa va condivisa con i governi locali che permettono alle multinazionali di acquistare e sfruttare queste terre. E se pensiamo che l’Italia sia esente dal fenomeno, ci sbagliamo di grosso.Landgrab_FoEI_01

L’Italia è attiva, al pari di molti altri paesi europei, proprio nell’acquisto dei terreni senegalesi. Ed incredibilmente, è anche vittima del fenomeno del Land Grabbing.

E’ successo in Sardegna, in provincia di Oristano, dove 64 ettari di terreno sono stati destinati alla produzione di energia sostenibile tramite un impianto di serre fotovoltaiche, venendo quindi sottratti alle attività agricole locali.

E’ il primo caso in Italia, e considerando la forte espansione del fenomeno, potrebbe non essere l’ultimo. Sono milioni gli ettari di terreno ceduti a multinazionali e grandi aziende negli ultimi anni, e il danno per le popolazioni locali che vivono nella povertà e che hanno sempre fondato la loro sopravvivenza sui terreni, adesso venduti ad altri, è incalcolabile. Una delle conseguenze più immediate è l’emigrazione di questi popoli, che si ritrovano privati delle loro attività, e sono costretti a spostarsi altrove.

Per fortuna, sembra che il fenomeno del Land Grabbing sia diventato uno dei temi al centro dei dibattiti sulle problematiche attuali. L’opinione pubblica, sensibilizzata dall’informazione, sta portando i governi di mezzo mondo ad agire con più cautela, alcuni accordi sono persino saltati a causa della pressione mediatica o di quella delle popolazioni locali. La speranza è che nei prossimi anni il fenomeno venga maggiormente controllato, attuando un meccanismo che possa ricompensare adeguatamente le popolazioni locali che sono costrette a cedere i loro spazi, nel pieno rispetto dei diritti umani, fino ad ora abbondantemente tralasciati.

Di Chiara Siddiolo