L’uomo guarda a Marte, a CampoFranco si festeggia San Calogero Eremita. È l’antica tradizione secolare legata alla Terra e al Grano che si rinnova a Campofranco. Si celebra da sempre l’ultima domenica di Luglio. I contadini campofranchesi affidano le fatiche del lavoro contadino a San Calogero Eremita e accanto ai contadini c’è anche EcoMulo. 

Il Mulo è stato compagno di ogni giorno degli uomini che affidavano le loro sorti e offrivano il frutto del duro lavoro della Terra a San Calogero Eremita. A lui si rivolgevano per proteggere loro e le loro famiglie. Il Mulo era componente della famiglia e insieme al contadino provvedeva al suo sostentamento grazie al frumento, l’ORO estratto dalla terra grazie al quale le famiglie potevano sperare di superare un altro anno, di crescere i figli, di ambire alla salute.

La storia di Campofranco, e di moltissimi altri centri Sicani, è legata a San Calogero Eremita e il “tripudio di fede dell’ultima domenica di luglio” coinvolgeva anche i centri contadini vicini, Sutera, Mussomeli, Milena, Acquaviva Platani, Montedoro, Casteltermini.

Lo spettacolo di fede che coinvolgeva tanti pellegrini è rievocato ancora oggi. “Gente umile che recava nel volto i segni della sofferenza non rassegnata ma ostinata, aperta ad una speranza di sollievo”. E, in fondo, queste parole scritte nel 1961 da “La Voce di Campofranco” sono rese ancora più vive oggi, che i tempi sono cambiati e stiamo tutti un pò meglio. 

“Una teoria di Muli bardati a festa e carichi di frumento hanno dato un tono suggestivo ad un inno di ringraziamento che in quei giorni di gran festa si è elevato al cuore di un popolo che osannante gridava Viva San Caloiaru”.

Era il Luglio del 1961, esattamente un anno prima l’uomo atterrava sulla Luna. Non riesco ad immaginare cosa questo dovesse significare per un contadino che ogni giorno si apprestava all’alba in groppa al suo mulo, ad affrontare una giornata di duro lavoro. Significativamente oggi si rinnova una tradizione, certamente, ma si rinnova anche la congiunzione della storia con l’evoluzione dell’uomo che è già arrivato a far posare una macchina su Marte e che ci metterà piede presto e, nonostante ciò, quello stesso uomo ha capito che non potrà mai fare a meno della Terra e dei suoi frutti come il Frumento. Il significato odierno di una rinnovata festa contadina come quella dell’ultima domenica di Luglio a Campofranco, e della celebrazione di San Calogero Eremita, è questa.

“Nel tempo dei voli spaziali in cui anche le cose del più recente passato sembrano primitive e anacronistiche, queste manifestazioni tanto tradizionali portano con se ancora quella genuina originalità che a tutti sembra naturale e logica che sia così. Così è avvenuto da secoli, così è nel ricordo dei nostri antenati, così gelosamente piace riviverlo ogni anno questo patrimonio spirituale che racchiude quanto di più sacro e meraviglioso c’è nella fede, nella leggenda e nella storia di un popolo”.

Dopo 51 anni possiamo senz’altro sottoscrivere le sagge parole scritte dal Professor Francesco D’Anna, in un’altra, preziosa, ultima domenica di Luglio, consapevoli del significato profondo delle sue parole, dopo gli anni della sbornia degli ipertecnologismi, quando qualcuno pensava che il buon vino o la buona pasta si potessero sottrarre alla Terra e riprodurre in laboratorio e che, dopo la Luna, grazie a questo, l’uomo non avrebbe più avuto bisogno di sudare, zappare, faticare e, maturo, avrebbe potuto abbandonare la terra e addirittura disprezzarla.   

Oggi guardiamo a Marte ma siamo tornati alla Terra e al Frumento. Con la Tecnologia, quella sana, curiamo la terra e produciamo il Frumento buono. Adesso, con il Mulo portiamo la gente alla scoperta dei Monti, delle Valli, dei Fiumi che ci attendono placidi con la loro bellezza naturale. Non c’è più bisogno di sudare, faticare, spaccarsi la schiena. C’è solo bisogno di lavorare con saggezza e con intelligenza. Oggi possiamo immergerci nella natura e stiamo imparando di nuovo a riscoprire che la natura è MADRE e si rispetta. Domenica 27 Luglio 2019, a Campofranco, ancora dopo secoli, si fa questo.  

Roberto Conigliaro