Celiachia e intolleranza al glutine

Celiachia e intolleranza al glutine versus Grano Antico di Sicilia

Prima dell’avvento della celiachia e intolleranza al glutine la Sicilia vantava 9000 anni di coltivazione del grano, fino a quando non è apparso l’erbicida glisofato Roundup Monsanto. La Sicilia, da sempre granaio d’Europa, vantava 52 varietà granarie censite nel 1927 ma ad oggi, la metà delle coltivazione del grano in Sicilia è di una sola qualità fornita dalla Monsanto. Sappiamo che è in costante aumento la celiachia e intolleranza al glutine e di contro gli studi sulle diete senza glutine e sui tipi di pane e pasta per celiaci. Ma la celiachia è una patologia regalata dalle cattive abitudini alimentari, dall’avvento del grano Ogm e degli erbicidi. Dopo anni di ricerche, battaglia e denunce cominciano a vedersi i primi risultati anche sul fronte del recupero della coltivazione biologica, o più correttamente naturale, il vero antidoto contro la celiachia e intolleranza al glutine. La buona notizia per i celiaci e quella cattiva per il glutine è che il Parlamento europeo ha rinviato la decisione di prorogare l’autorizzazione alla vendita del Glisofato Roundup MonsantoNegli ultimi 30 anni le abitudini alimentari nei paesi occidentali sono cambiate. Riscontriamo l’escalation di patologie e disturbi legati alla celiachia e intolleranza al glutine e sono aumentati anche gli alimenti senza glutine, le diete senza glutine. A cosa è dovuto tutto questo? Studi recenti sulle intolleranze al grano e al glutine sembrano dimostrare che la responsabilità della diffusione della celiachia e intolleranza al glutine non sia dovuta solo ai grani raffinati e modificati con cui si fanno il pane e la pasta dei supermercati ma anche al Glisofato, il potente erbicida da anni sotto accusa e sospettato di essere potenzialmente cancerogeno, che si trova nel Roundup della Monsanto utilizzato in maniera intensiva. Lo studio dimostra anche come in alcune zone degli USA, all’utilizzo intensivo del Glisofato corrisponda un’aumento della celiachia e intolleranza al glutine.

Da anni le associazioni ambientaliste combattono la multinazionale Monsanto che con l’obbligatorietà della certificazione dei semi, ha monopolizzato la coltivazione e il consumo dei grani nel mondo. La contrapposizione all’omologazione mondiale alimentare aumenta sempre di più e i segnali arrivano anche dai vertici delle istituzioni europee. Grazie all’opposizione di 4 Stati UE, Italia, Francia, Olanda, Svezia, e l’opposizione dei Socialisti e Democratici al Parlamento UE, la Commissione UE ha dovuto rinviare il rinnovo dell’autorizzazione all’uso del Glisofato e quindi alla vendita del Roundup della Monsanto, in Italia usato in modo estensivo. Recentemente l’agenzia per la ricerca sul cancro, Iarc che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in una nota del 1 Marzo 2016, ha ribadito che il Glisofato è un probabile cancerogeno. Ma il pericolo è sempre in agguato. Per aggirare il temporaneo blocco alla vendita del Glisofato, la Commissione UE tenta di porre l’attenzione solo sui coformulanti, che sono sostanze additive del pesticida, e nel frattempo ottenere l’autorizzazione al rinnovo dell’erbicida. Fino a poco tempo fa, la normativa UE vietava l’utilizzo dei semi di cerali non certificati. Il Grano che la maggior parte dell’umanità consuma è quello certificato dalla Monsanto e dalla Dupont, omologando l’alimentazione mondiale e uccidendo le specificità di ogni regione del mondo. La scusa era quella della lotta contro la fame nel mondo, perché i grani certificati sono anche quelli più resistenti e a più alto grado di produttività. Infine, per tenere a bada i ribelli, l’UE concede l’incentivo di quasi 100a ettaro per l’utilizzo dei grani certificati.  

Secondo l’Assosementi:

« La tracciabilità, la sicurezza e la maggiore sostenibilità assicurati da un seme maggiormente controllato valorizzano l’intero sistema produttivo. »  La nuova Pac, politica agricola comunitaria per il 2014/2020 prevede che « Tutte le sementi commercializzate devono essere ufficialmente certificate. Sono escluse da tale obbligo solo le sementi di alcune specie agrarie minori e quelle delle specie ortive. La vendita, lacquisto e lo scambio di sementi non certificate è illegale. Il servizio di lavorazione per conto terzi delle sementi è lecito solo da parte di titolari di licenza sementiera. La compravendita, la coltivazione e lutilizzo non autorizzato di varietà tutelate è passibile di azioni legali ». Nel corso degli ultimi 5 anni la normativa sull’utilizzo dei semi certificati è cambiata diverse volte. Per la coltivazione di frumento duro gli agricoltori nel 2013 hanno avuto l’obbligo dell’utilizzo di semente certificata, a fronte di un importo di contributo comunitario pari 90 /ha. Secondo Assosementi la concomitanza con l’Expo 2015 avrebbe dovuto rappresentare un’occasione per rilanciare il settore delle sementi certificate che ha subito un calo dopo la soppressione dell’obbligo di utilizzo di seme certificato, con un conseguente incremento del commercio illegale di sementi cerealicole.

Non la pensano così alla Stazione Consorziale Sperimentale di Granicoltura per la Sicilia

 La Sicilia vantava 52 varietà di grano coltivate. Nel 2009 si coltivava una sola varietà per il 50% della sua produzione che è pari a 9,5 milioni di quintali. I grani antichi in Italia fino al 1927 erano censiti in 291. Oggi la metà del grano coltivato in Sicilia è di una sola varietà. I motivi dell’omologazione sono diversi, il primo è l’aumento del produzione. I dati sono comunque discordanti. Uno dei motivi che hanno giustificato l’introduzione del grano omologato e stata l’aumento della produzione. Tuttavia la produzione di grano in Sicilia antecedente l’introduzione dei semi certificati era di 9 milioni di quintali. Oggi è di 9,5. I grani modificati e omologati rendono più facile la coltivazione ma non aumentano in modo rilevante la produzione, non sconfiggono la fame nel mondo e, sopratutto, rendono schiavi i produttori perché alimentano una catena costituita da grani modificati e certificati, cui fanno seguito i relativi diserbanti in una catena d’acquisto controllata dalle multinazionali difficile da spezzare. Mentre le varietà di grani duri antichi in Sicilia hanno meno glutine e procurano meno intolleranze e allergie. «Il 57% dell’industria sementiera è controllata da 10 gruppi industriali, il 38% dai primi due: Monsanto e DuPont » (Roberto Sensi, I custodi dei semi. – Il futuro dei campi). Adesso le cose cominciano a cambiare per via dell’aumento della sensibilizzazione e delle patologie legate alla celiachia e intolleranza al glutine. Da alcuni anni in Sicilia moderni contadini con in tasca la laurea sono tornati alla terra. Tra i primi a ricominciare a coltivare grano non certificato c’è Giuseppe Li Rosi a Raddusa. Dopo essere andato via dai campi di famiglia, c’è ritornato da laureato, e alla tradizione e cultura contadina ha unito l’innovazione e la libertà. Ormai più di 10 anni fa ha raccolto i semi conservati e da commissario della Stazione Consorziale Sperimentale di Granicoltura per la Sicilia di Caltagirone, semina grani antichi di Sicilia a rischio estinzione. Ha iniziato con la Tummjnia Timilia, ha poi continuato con la margherito, sicilia, tunisino, maiorca, il farru longu, russello, strazzavisazz. Come tutti i rivoluzionari era considerato pazzo. Seminava il grano di nascosto come fosse marijuana, per non perdere i contributi europei. Poi la fondazione con un altro emigrato di ritorno dell’etichetta Terra e Tradizioni. Oggi è un imprenditore agricolo moderno che punta alla bio-diversità, con incrementi produttivi del 50% e una produzione di grano di 31 quintali per ettaro, dimostrando che di grano naturale si può vivere