Il grano Senatore Cappelli venduto in monopolio

Un’azienda sementiera si è aggiudicata la licenza esclusiva per questa antica varietà di frumento. Crea e il Ministero delle politiche agricole hanno venduto loro i diritti.

Quest’anno molti agricoltori biologici non potranno seminare il grano duro varietà Cappelli. Un’azienda sementiera si è aggiudicata infatti la licenza in esclusiva per questa antica varietà di frumento, creando di fatto un regime di monopolio.

Succede dopo le dichiarazioni del ministro Martina. Qualche mese fa, precisamente nel dicembre del 2017, era stato dichiarato quanto segue:

La produzione delle sementi di base è riservata, nel caso della varietà “Cappelli”, al Crea di Foggia, che può indicare la SIS come esecutore materiale dalla produzione.

Il responsabile dalla conservazione in purezza, ovvero il Crea-Cer Foggia, è l’unico soggetto che possa avere la disponibilità del seme di base, e può quindi cedere in via contrattuale tale seme per la produzione commerciale.

Per quello che consta al Ministero, la varietà di frumento duro “Cappelli” è una varietà pubblica, e in quanto tale la semente può essere commercializzata da ogni soggetto a cui è stata riconosciuta la facoltà di esercitare l’attività sementiera nel campo specifico dei cereali.

Resta salvo in ogni caso il diritto dell’agricoltore di autoriprodurre il seme per i soli propri bisogni, che non prevedono il commercio dello stesso seme prodotto.

Gli agricoltori del Consorzio Marche Biologiche avevano riscoperto e recuperato agli inizi degli anni ‘90 questa varietà progressivamente abbandonata nel dopoguerra a favore di grani di taglia più bassa e più produttivi.

Il Crea – proprietaria del Cappelli – ha affidato i diritti  sulla moltiplicazione e sulla commercializzazione di questa varietà alla SIS per i prossimi 15 anni. Con questo accordo, la fornitura del seme all’azienda agricola è condizionata alla sottoscrizione di un contratto con la ditta sementiera nel quale si prevede il conferimento dell’intera produzione agricola. E in seguito a questa esclusiva, gli imprenditori agricoltori sono privati della possibilità di sviluppare e promuovere filiere fino al prodotto finito.

Tirando le somme, un frumento antico, riscoperto in un momento in cui era stato abbandonato, non sarà più commerciabile dagli agricoltori, ma utilizzabiler solo per fini personali.

Ci si trova di fronte ad un’ingiustizia dettata da una gestione del settore primario disfunzionale, che porta i piccoli commercianti a soffrire e le grandi aziende a riempirsi le tasche.

L’ennesima vergogna della quale subiscono le conseguenze solo i piccoli commercianti impegnati nella continua lotta alla rinascita del settore agricolo.