Ha lasciato un segno nel cuore di tutti quelli che l’hanno incontrata, durante la sua lunga permanenza a Lampedusa, e incredibilmente, contro ogni aspettativa, ha potuto assaporare di nuovo il suo mare, e la libertà.

Homerous è una tartaruga marina femmina di circa trent’anni, appartenente alla specie Caretta caretta, e la sua storia inizia nel lontano 2008, quando è stata portata al Centro di Recupero delle Tartarughe marine di Lampedusa, con una ferita ad una pinna. Il suo carapace era segnato da una profonda ferita cicatrizzata, responsabile della rottura della sua colonna vertebrale, che le ha paralizzato entrambe le pinne posteriori, il suo timone durante il nuoto. sulla tartaruga viene applicato un trasmettitore gps
Con molte difficoltà, dovute alla sua grande disabilità, Homerous era riuscita a sopravvivere e a procacciarsi cibo, fino a quando, esausta, non si è impigliata in una rete a strascico, infortunandosi una delle due pinne anteriori.

Recupertata da un pescatore, nelle acque di Marsala, è stata consegnata prima alla Capitaneria di Porto, e poi ad una squadra del WWF che l’ha trasportata tempestivamente al centro di Lampedusa. Le radiografie, purtroppo, hanno mostrato una frattura dell’omero, irrecuperabile secondo i veterinari. Così le è stato dato il nome Homerous, il nome dell’osso che ha segnato la fine della sua libertà. Con le cure di Daniela Freggi, che dirige con amore e dedizione il centro di recupero , e con il supporto dei tantissimi volontari del WWF, che operano insieme a lei, la tartaruga è stata nutrita e curata. Purtroppo, la sua disabilità, resa ancora più grave dalla perdita di funzionalità della terza pinna, le avrebbero impedito di tornare in mare, costringendola a vivere in pochi metri cubi d’acqua per il resto della sua vita.

Daniela e il suo team, però, non si sono mai arresi, e hanno continuato a prendersi cura di Homerous per tutti questi anni, raccontando la sua storia alle migliaia di visitatori del centro. E il percorso di questa fortunata Caretta caretta, è stato scandito da un lungo ciclo di fisioterapia, da continui tentativi di renderla più autonoma possibile, di farle recuperare l’uso della pinna infortunata. Tante volte, nelle ore più tranquille della giornata, Homerous è stata accompagnata in mare, e lasciata nuotare senza alcun limite di spazio, sotto l’occhio vigile di chi la scortava, senza mai perderla di vista. I suoi progressi sono stati incredibili, la pinna ha ripreso a muoversi parzialmente, il suo nuoto si è stabilizzato.percorso della tartaruga

Dopo otto anni in una vasca, è arrivata la svolta. La Fondation Octopus e Ocean 71 hanno fornito un trasmettitore satellitare per Homerous, e il 25 ottobre del 2016, la tartaruga è stata liberata in m
are, con un emozionante evento documentato minuto per minuto, che ha permesso a tutti, anche da lontano, di assaporare insieme a lei i primi istanti di libertà. Il trasmettitore satellitare, collocato sul carapace, permette alla Fondation Octopus, e ai volontari del centro di Lampedusa, di monitorare costantemente i movimenti di Homerous, di sapere dove si trova, di tracciare il suo percorso e sapere in quanto tempo si sposta.

E anche se la nostalgia è tanta, anche se Homerous è rimasta nel cuore di chi l’ha incontrata, non c’è nulla di più appagante di saperla libera nel suo mare, a nuotare senza limiti di spazio, combattendo con coraggio per sopravvivere, nonostante le difficoltà per la sua condizione. Ed è stata proprio lei a dare una lezione a tutti quanti, dimostrando che ogni ostacolo può essere abbattuto.

Di Chiara Siddiolo